Trigliceridi Alti: cause, sintomi e dieta

trigliceridi alti, cosa mangiare, cause e sintomi

Table of Contents

In questo articolo parliamo dei trigliceridi, in particolare dei trigligeridi alti e del perché possono avere effetti nocivi sull’organismo.

Cosa fare se hai i trigliceridi alti

Con l’aumentare dell’età, anche i livelli di alcune sostanze nel sangue iniziano a salire improvvisamente a causa del nostro stile di vita. Tra queste, a preoccuparci spesso è il colesterolo, additato da tutti come male assoluto. Ma il colesterolo non è l’unico parametro da indagare nelle analisi del sangue. Importanti sono anche i trigliceridi, i quali, se presenti in grandi quantità, e abbinati ad alti livelli di colesterolo, possono avvisarci del fatto che il nostro cuore non è più in buona salute. 

Vedremo anche che cambiare le nostre abitudini, a partire dagli alimenti che assumiamo attraverso la dieta, può essere un aiuto nello scongiurare l’insorgenza di malattie di grave entità che possono portare a disabilità o anche alla morte.

 

Che cosa sono i trigliceridi

I trigliceridi non sono altro che grassi, o lipidi, nella forma più pura che si trovano in natura in due tipi di fonti.

Essi, infatti, possono essere auto prodotti dal corpo umano, oppure possono essere assunti attraverso la dieta, in particolare attraverso cibi di origine animale.

I trigliceridi sono composti da una molecola di glicerolo e da tre catene di acidi grassi, e costituiscono la forma più concentrata di energia di cui il nostro corpo può beneficiare.

In forma concentrata significa che attraverso il processo di combustione anche 1 solo grammo di questo grasso può produrre 9 calorie, a differenza delle proteine, che ne producono 4, o i carboidrati, che riescono a produrne solo 3,8.

La produzione di queste sostanze è regolata dagli ormoni, e avviene subito dopo il pasto per generare un costante livello di energia.

Generalmente, dopo la loro assunzione, il corpo agisce per consumarli, liberando, quindi, energia, e nel caso in cui questo fosse impossibile, essi in parte vengono in parte immagazzinati, e, in parte, lasciati liberi di fluttuare nel sangue.

Ma cosa accade esattamente?

La digestione scinde il glicerolo dagli acidi grassi, che, non essendo solubili in acqua, vengono trasportati all’interno del plasma dalle lipoproteine fino a giungere ai tessuti obiettivo. Quando le liproproteine raggiungono i tessuti di destinazione, liberano gli acidi grassi per permettere il loro assorbimento.

Quando gli acidi grassi penetrano all’interno delle cellule, quindi, possono verificarsi due condizioni.

Nel primo caso essi vengono bruciati per generare energia. Nel secondo caso, il corpo non ne ha effettivamente bisogno, e quindi da segnali al pancreas che iniziando a produrre insulina, è responsabile del loro stoccaggio all’interno dei tessuti.

A scindere e ricomporre i legami dei trigliceridi sono speciali enzimi, mentre a regolare le trasformazioni l’organo deputato è il fegato. Esso è in grado di effettuare la trasformazione da zuccheri a trigliceridi.

Per questo le persone che soffrono di un’eccessiva concentrazione di trigliceridi nel sangue possono mostrare una condizione di ingrossamento a carico dello stesso fegato, detta steatosi epatica grassa, e che indica un affaticamento a carico di quest’organo.

Perché i trigliceridi sono così importanti?

Come abbiamo visto, essi sono le più pure riserve di energia per il nostro corpo. Ma non è tutto qui. Osservando la loro concentrazione, combinata con il livello di colesterolo, possono dirci molto sulla salute del nostro apparato cardio-circolatorio.

Avere “i trigliceridi alti” può costituire un segnale di rischio per la salute molto elevato, e per questo bisogna porvi rimedio quanto prima.

 

Cosa significa avere i “trigliceridi alti”

Abbiamo visto come a trasportare i trigliceridi nel sangue siano le lipoproteine, che agiscono come corrieri.

Il rilevamento dei trigliceridi, quindi, è dovuto all’osservazione della concentrazione nel sangue di queste sostanze.

Tuttavia, dovete sapere che alcuni tipi di lipoproteine svaniscono dopo i pasti, poiché sono smaltite dal fegato. E’ per questo motivo che le analisi del sangue andrebbero eseguite in uno stato di digiuno medico, come viene chiamata una pausa dai pasti di almeno 12-14 ore.

Ma che livelli di trigliceridi sono eccessivi e quali accettati quando ci sottoponiamo alle analisi?

Il livello di trigliceridi nel sangue si misura in milligrammi per decilitro.

Ci troviamo in condizioni ottimali se registriamo un livello inferiore a 150 mg/dl, ma è ben tollerato dall’organismo anche un livello da 150 a 199 mg/dl. Da una concentrazione che parte dai 200 mg/dl si può affermare che il livello di trigliceridi è alto, e può generare le gravi conseguenze, che vedremo più avanti.

Questa concentrazione è particolarmente pericolosa perché aumenta la densità del sangue.

Da una concentrazione maggiore di 500 mg/dl si può classificare il paziente come un soggetto fortemente a rischio per patologie molto gravi come le patologie cardiovascolari (trombosi coronarica, angina pectoris e infarto).

Con livelli così alti di trigliceridi si più affermare che la persona è a rischio di morte o invalidità permanente.

 

Cause dei trigligeridi alti

Abbiamo visto cosa significa avere i “trigliceridi alti”, ma cosa può causare un’elevata concentrazione nel sangue? Si possono distinguere le cause di un’elevata concentrazione di trigliceridi nel sangue in due grandi famiglie.

La prima comprende casi di predisposizione genetica o di degenerazione di malattie preesistenti, come:

  1. Il diabete mellito di tipo 2 – Questo accade perché il corpo non trae più giovamento dalla funzione dell’insulina, che protegge dall’accumulo dei trigliceridi;
  2. L’ipotiroidismo, o altre malattie a carico del sistema endocrino;
  3. L’Insufficienza renale;
  4. Una pancreatite;
  5. La sindrome metabolica;
  6. La cirrosi epatica. Questa malattia è spesso causata dall’alcol, e si capisce benissimo perché questo sia uno degli alimenti da evitare se si vuole curare o prevenire l’accumulo di trigliceridi. Il fegato, infatti, effettua la produzione di questi a partire dagli zuccheri. Ne consegue che, se si immagazzinano molti zuccheri, saranno prodotti molti trigliceridi, generando le conseguenze spiegate di seguito.

 

Quando si riscontrano queste cause, purtroppo è difficile che la persona risponda a terapie che si limitano a prescrivere una dieta bilanciata e maggiore attività fisica. Se un paziente rientra in questa casistica il medico prescriverà un’adeguata terapia farmacologica a partire da un’attenta anamnesi.

La seconda famiglia di cause deriva da uno stile di vita sbilanciato, e in particolare da:

  1. Una dieta ipercalorica o non bilanciata, e ricca di carboidrati, zuccheri oppure alcol;
  2. Una scarsa attività fisica;
  3. Condizioni preesistenti di sovrappeso o obesità;
  4. Utilizzo di farmaci estro-progestinici.

Tuttavia, anche in gravidanza ci può essere un’alterazione della produzione di grassi a causa degli squilibri ormonali.

 

Le conseguenze portano i trigliceridi alti

Poiché i grassi hanno un movimento lento a livello delle arterie, si possono accumulare, formando le cosiddette “placche aterosclerotiche” che aumentando le pareti delle arterie stesse, le vanno ad occludere.

L’occlusione delle arterie più causare fenomeni di trombo-embolia oppure di ischemia, provocando attacchi di angina pectoris o portando all’ infarto.

Un aumento dei trigliceridi porta ad un aumento di peso e ad un accumulo di adipe sul girovita.

Ma un girovita ampio può portare anche allo sviluppo della sindrome metabolica, con resistenza all’insulina, che porta a diminuire sempre di più i livelli di colesterolo “buono”.

Altre conseguenze di un accumulo di trigliceridi sono alcune malattie piuttosto pesanti, come l’insufficienza renale e pancreatite.

La prima è causata sempre da un accumulo di grassi nelle arterie dei reni. La seconda invece è scatenata da una maggiore densità del sangue e da un conseguente aumento delle secrezioni della bile e del pancreas, che formano calcoli, ostruendo i dotti.

 

Sintomi dei trigliceridi alti

Un’elevata concentrazione di trigliceridi, purtroppo, a volte si manifesta senza sintomi. Solo in alcuni casi, se osserviamo attentamente, possiamo scorgere qualche segnale, come la sonnolenza persistente. Oppure il mal di testa. Per questo bisogna impegnarsi a prevenire questa situazione, ed evitare di incorrere nelle malattie pericolose sopra elencate.

È bene quindi, se non necessario, sottoporsi regolarmente ad esami del sangue per verificare che i livelli di lipoproteine non vadano mai oltre i livelli di emergenza (199 mg/dl).

Ma ogni quanto è preferibile chiedere al proprio medico di prescrivere un esame del sangue?

Solitamente un individuo giovane che non ha problemi di ipertrigliceridemina si può sottoporre all’esame del sangue una volta l’anno, eccetto nei casi in cui sussistano familiarità per alti livelli di colesterolo. Oppure se questo ha l’abitudine di bere alcolici.

In tal caso è considerato soggetto a rischio e dovrebbe provvedere ad intensificare i controlli.

 

Trigliceridi Alti: dieta da seguire per abbassarli

La prima cosa da fare per curare, e ancora meglio, prevenire i “trigliceridi alti” è mantenere un corretto peso forma attraverso l’attività fisica e la dieta.

È chiaro che, se abbiamo in circolo molti grassi, che servono a produrre energia, ma questa energia non è consumata, questi andranno immagazzinati per creare una riserva. L’attività fisica costante, meglio se aerobica, aiuta a consumare una parte di questa energia, evitando che si creino accumuli.

Trigliceridi alti: cosa mangiare per abbassarli?

E passiamo alla dieta. Sentendo parlare di trigliceridi si può pensare che un’eccessiva concentrazione possa derivare da una dieta ricca di grassi. Questi, al contrario, incidono molto poco. Vedremo come siano gli zuccheri il nemico numero uno. Nel tempo le nostre abitudini alimentari sono cambiate, e ci hanno portato sempre più ad aumentare le porzioni che consumiamo, così come la frequenza.

Oggi abbiamo anche accesso a sempre più cibi pronti, che, economici e veloci da preparare, si sposano meglio con un ritmo di vita frenetica.

Per diminuire il rischio che porta con sé un elevato livello di grassi, il primo passo è quindi ridurre le porzioni, ed evitare l’assunzione dei cibi con un alto indice glicemico.

Nella lista dei don’t ci sono infatti loro, i cibi confezionati, che hanno un contenuto di grassi saturi molto elevato.

Ma gli alimenti che causano un innalzamento dei trigliceridi sono innanzitutto gli zuccheri semplici, e i cibi e le bevande che li contengono, come le bevande zuccherate e l’alcol.

Gli zuccheri, infatti, aumentano il tasso glicemico, che a sua volta aumenta la produzione di insulina. Bisogna poi limitare i prodotti che contengono i grassi saturi, che sono principalmente presenti nei prodotti dolciari e in quelli da forno, ma anche in tanti alimenti preconfezionati.

Da evitare anche la carne e gli insaccati, oppure, se non si può farne a meno, privilegiare le tipologie più magre, come la bresaola, o prosciutto cotto e crudo.

Sul versante carnivoro vanno infine evitate le frattaglie.

Ma non è solo la carne ad essere dannosa. Andrebbero, infatti, evitati altri derivati animali, come il latte e prodotti ricavati da esso, come burro e formaggio.

I carboidrati, invece, si possono assumere con moderazione, e in particolare quelli contenuti nel riso, nel pane e nella polenta.

Se pensi che finirai con il nutrirti solo di verdure e acqua, sono qui per rassicurarti.

Ci sono diversi cibi amici delle tue arterie, e a volte è sufficienza sostituire gli alimenti dannosi con una versione sana per mantenerti in salute.

Innanzitutto via libera ai grassi vegetali, come l’olio di oliva o di semi. Attenzione, però, che alcuni olii vegetali, come l’olio di cocco e l’olio di palma, sono tossici, e spesso sono utilizzati per la produzione industriale di alcuni prodotti (dolciari e non).

Si possono consumare frutta e verdura, anche se con l’accortezza di non consumare eccessive quantità di frutta zuccherina, come ad esempio l’uva, o i cachi, o anche le banane.

Il pesce, invece, si può mangiare in quantità, anche 2-3 volte a settimana, perché contiene i celebri Omega 3, che hanno un’azione riducente nei confronti della trigliceridemia.

In merito a questa sostanza, è sempre raccomandata una sua integrazione, meglio se proveniente dall’olio di krill, prodotto in natura e non sintetico.

Se amate i sapori forti, un alimento che aiuterebbe a tenere sotto controllo i trigliceridi è l’aglio, che andrebbe ad abbassare il colesterolo attraverso l’allicina. L’aglio andrebbe però consumato crudo, perché la cottura sembra fargli perdere le sue proprietà.

Dal mondo orientale ci viene in aiuto la soia, anch’essa valida alleata allo scopo.

Mantenere un regime alimentare con una vita frenetica come quella attuale può essere un’impresa. Perché non aiutarsi a mantenere i buoni propositi stilando un piano dieta settimanale?

L’ideale sarebbe limitare l’assunzione della principale porzione di carboidrati una volta al giorno, o a pranzo, o a cena, riservando per l’altro pasto principale pesce o carni magre.

Seguire una dieta, magari creata con l’aiuto di un nutrizionista, può aiutare a sentirsi meglio ed apparire anche meglio.

Oltre all’alimentazione, bisogna porre attenzione ad altre abitudini che mettiamo in campo. È facilmente intuibile come fumare in situazione di concentrazione elevata di trigliceridi sia un comportamento altamente deleterio, perché va ad irrigidire le arterie, già provate e ostruite dai depositi di grassi. Una combinazione delle due cose può rendere la persona un candidato perfetto per accidenti cardiovascolari, come l’infarto.

 

E se i livelli di trigliceridi sono bassi?

Abbiamo visto come livelli elevati di trigliceridi nel sangue sia un brutto segno per la nostra salute. Ma si può verificare il caso opposto, in cui il livello di queste sostanze è troppo basso.

Come può accadere?

Alla base di questo disturbo possono esserci delle patologie, come l’ipertiroidismo, o malattie del fegato, ma anche lo stesso stile di vita, se si segue una dieta povera di acidi grassi o se si fa troppa attività fisica.

 

Concludendo

I trigliceridi non sono un nemico, perché rappresentano la forma più pura di energia di cui il corpo può beneficiare. Rappresentano una minaccia quando la loro concentrazione nel sangue supera i 150 mg/dl, o ancor più i 200 mg/dl.

Ad aumentare la concentrazione di trigliceridi sono per lo più le abitudini alimentari e la sedentarietà, ma anche alcune patologie fuori controllo, come ad esempio il diabete mellito di tipo 2.

Un’elevata concentrazione di trigliceridi si misura attraverso il “conteggio” delle liporpoteine che fungono da “corrieri” all’interno del plasma, depositando gli acidi grassi (componenti dei trigliceridi) nei tessuti obiettivo.

Possiamo dire che un alto valore di trigliceridi, abbinato ad un alto valore di colesterolo costituisca un campanello d’allarme di un cattivo stato di salute di cuore e arterie.

Essi infatti hanno uno scorrimento lento nelle arterie e si concentrano aumentando lo spessori delle pareti arteriose e creando pericolose ostruzioni, nonché andando ad appesantire il fegato che, ha la funzione di regolarne i livelli.

L’ostruzione delle arterie costituisce un serio pericolo per la salute, e può portare ad un mal funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio, con fenomeno di trombosi, attacchi di angina pectoris, e anche infarti.

Di norma è consigliabile effettuare un’analisi del sangue almeno una volta l’anno, a meno che non ci siano situazioni a rischio, come la familiarità per colesterolo alto, o a meno che l’individuo non abbia l’abitudine di bere alcolici.

Infatti, l’alcol è uno degli “alimenti” più dannosi, perché costituito principalmente da zuccheri, che vanno a sovraccaricare il fegato, che ha la funzione di trasformare proprio questi zuccheri in trigliceridi.

Anche il fumo, abbinato ad un livello elevato di trigliceridi può portare a conseguenze gravissime, perché ha un effetto sull’elasticità delle arterie.

Per combattere, o meglio, prevenire, l’innalzamento dei trigliceridi, è necessario cambiare l’intero stile di vita.

Innanzitutto si deve intensificare l’attività fisica, che va a consumare energia, e quindi, i grassi che la forniscono.

Oltre a modulare l’attività fisica si deve andare a modificare la dieta, preferendo a zuccheri e grassi saturi i grassi vegetali (olio d’oliva), verdure e legumi.

Per aiutarci a seguire delle salutari abitudini alimentari è consigliato stilare una dieta settimanale.

E voi? Avete l’abitudine di pianificare il menu della settimana?

Scrivetelo nei commenti!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SEGUIMI SU INSTAGRAM! NUOVI CONSIGLI E VIDEO OGNI GIORNO!