Comprare casa in albania: La mia esperienza

Perché ho deciso di comprar casa a Vlore (Valona)

Comprare casa per me rimane solo un modo di far fruttare i soldi, sperando che i prezzi degli immobili si alzino in Albania, per via dello sviluppo massivo che il paese sta vivendo. La ricerca è durata una decina di giorni (con molti mesi di ricerche online però), dopo i quali avevo già capito la situazione.

Mi hanno dato mezza giornata per decidere sull’acquisto di un appartamento in costruzione, l’ultimo a quel prezzo di tutta una nuova struttura.

Un palazzone che con altri palazzoni intorno forma un complesso residenziale con piscina all’interna, una di quelle boiate capitaliste che odio, ma ricordiamoci, è un investimento e non ci devo nè vivere nè stare. Al massimo ci passerò qualche mese quando non ci sono i turisti, lì a Orikum, paesino di pescatori a 15 minuti da Valona, con le acque chiare e limpide. 

Comprare casa è stato quasi uno sketch comico. Ma andiamo con ordine.

Nuovi appartamenti a Orikum

Documenti e Contrattempi per comprare casa in Albania

Dopo aver fatto i conti con 3000 contrattempi, controllato i documenti con un avvocato/consulente esterno alla faccenda, 2 giorni prima della firma mi arriva una telefonata di F. (il mio agente immobiliare).

F., della famigerata XXX Real Estate – nome di fantasia – (che, a parte tutto, è una delle agenzie più grandi a Valona) è un ragazzetto sui 23-24 anni, che parla un buon inglese, in modo molto categorico poi: now, what we do… now, we go here… ecc ecc. Se ne va in giro con A., che ha qualche anno di più, e che non parla inglese, ma solo 4 parole di italiano, e infatti mi chiede come sta 4-5 volte ogni volta che ci vediamo. Questa formidabile coppia gira con una Panda 2005 azzurro pastello, che per gli standard albanesi non è il massimo, visto che l’auto viene prima di tutto, e si ccupata di tutto nella compravendita della casa. Sono bravi ragazzi, anche simpatici, ma di sicuro non precisi. Non mi sono fidato neanche per 34 secondi di seguito, a dirvi la verità.

E infatti F. appena 4 giorni prima della firma non mi ha ancora mandato nessun contratto, che io volevo far vedere al mio consulente. Quindi gli mando un messaggio, dicendogli: “guarda che se non mi fai vedere il contratto e ho tempo di studiarlo e farlo vedere, non se ne fa niente”. E quindi mi invita a prendere il caffè per parlarne, alla maniera Albanese, quindi la mia maniera avrebbe richiesto un semplice sì o no.

Ci incontriamo e mi spiega che tutti hanno da fare, non hanno ancora il contratto, lo stanno preparando ecc. Io lo guardo negli occhi e gli dico: “F, io sto comprando una casa in un paese che non è mio, di cui non conosco le leggi, non è che ce l’ho con te, ma senza aver studiato il contratto non mi fido”.

Il risultato è che mi danno una copia del contratto che il proprietario attuale ha firmato con il precedente proprietario, che in questo caso era l’impresa di costruzione. Un fotocopia. F. mi dice: “ il tuo contratto sarà esattamente uguagle a questo, però anche in inglese”. Lo prendo, non contento, ma conscio che almeno abbiamo fatto una passo avanti. Amici, in Albania si lavora così.

Questa fotocopia la faccio poi vedere al mio avvocato consulente dalle parvenze di Better Call Saul, che mi dice subito che c’è un errore, penso cazzo lo sapevo! Ma è solo un errore di trascrizione di indizzo, facilmente risolvibile. Il resto va bene. Gli dico che il giorno del passaggio lo avrei ricontattato per controllare il contratto definitivo, che non mi fidavo, che magari lo avrebbero cambiato di nuovo rispetto alla mia fotocopia.

Lungomare di Valona al tramonto

Perché gli Albanesi chiedono di essere pagati in contanti per una parte del prezzo della casa?

Ma gli imprevisti non sono finiti, infatti il giorno prima della firma del contratto, previsto per venerdì, F mi chiama di mattina presto (avevo già capito che quando F. chiama a quell’ora, non era mai un buon segno) e mi fa: “Now, abbiamo questo problema Matteo: devi pagare una parte con assegno bancario e una parte in contanti, perché il costruttore non vuole pagare la differenza sul prezzo di vendita”.

Il concetto è facile da capire: in Albania si pagano le tasse sul profitto della vendita dell’immobile, circa il 15%. E’ l’unica tassa, che è comunque un sogno rispetto all’Italia. Il proprietario precedente aveva comprato questa cosa dichiarandone metà prezzo, e pagando l’altra parte in contanti, in modo da far pagare al costruttore meno tasse sulla vendita. Quindi anche io avrei dovuto fare lo stesso, altrimenti il prezzo della casa si sarebbe automaticamente raddoppiato, e il costruttore avrebbe dovuto pagare ulteriori tasse (che spettavano ancora a lui, perché la casa fa parte di un complesso attualmente in costruzione, di cui il costruttore è responsabile fino alla fine del progetto. E io non potevo farlo, perché in Italia va dichiarata qualsiasi cosa, figurati tirar fuori dalla banca tanti mila euro senza un motivo. Ma di questo avevamo parlato già inizialmente, prima di stilare il pre-contratto. Sia agenzia che attuale proprietario sapevano che avrei dovuto pagare tramite banca, tassativamente, e dichiarare tutto. Insomma, erano loro dalla parte del torto, e ovviamente si erano svegliati all’ultimo.

E quindi, ennesimo caffè con F. E gli altri, tra cui anche attuale proprietario. Mi propongono soluzioni inverosimili, scrivi che i soldi sono per i mobili, li mando a tizio, li tira fuori caio ecc. Gli dico guarda, no. E’ impossibile. Figurati se non si capisce. E in più è un casino, voglio il contratto con scritto quanto vale la casa, come avevamo pattuito. Dopo 2 caffè, 3 acque e altri vari tentativi, ho un’idea: calcolo grossolanamente quanto il costruttore avrebbe dovuto pagare di tasse, scopro che non è tanto, tipo 3000 euro, e propongo all’attuale proprietario di pagarli a metà, al costruttore. Mi guardano tutti stupiti. Silenzio. Nessuno, tra cui gente che lavora nel real estate quotidianamente, aveva pensato a una soluzione del genere. “Beh, sì certo potremmo fare così”, dice il proprietario. Che belli i paesi in via di sviluppo, non finirai mai di stupirti, è come avere una tela da dipingere. 1500 euro non cambiano la vita a nessuno, e sono tipo 20 euro in più a metro quadro, invece di fare 34 bonifici differenti, con commissioni etc, e il rischio che qualcosa non vada bene. Ci accordiamo per far così e ci diamo appuntamento a venerdì.

Giovedì sera ancora non so ora e luogo di incontro. Scrivo a F. che mi dice che l’indomani mattina mi avrebbe detto tutto. Giusto, com’è che non ci avevo pensato. Che bisogno c’è di organizzarsi per il giorno prima, quando puoi farlo la mattina stessa. Venerdì mattina mi dice di vederci alle 12. Il luogo me lo avrebbe comunicato 20 minuti prima. Vi giuro che mi sembrava di dover andare a comprare il fumo. “F, lo sai che vendi case te, non le pizze con Deliveroo, giusto?” ma lascio perdere. Ormai stiamo ballando in questa situazione.

Alle 12 mi dice che l’appuntamento andava rimandato, perché non avevano fatto in tempo a tradurre il contratto in Inglese. “Now Matteo, lo vuoi firmare in Albanese? Va bene lo stesso?” “No F, l’Albanese ancora non lo mastico bene, rimaniamo di farlo inglese come avevamo detto fin dall’inizio. E ricorda al notaio di cambiare quell’inidirizzo sbagliato che era nel contratto”. “Certo Matteo, allora facciamo domani. Ti comunicherò dove e quando la mattina”. E ti pareva.

La firma del contratto di casa

Sabato mattina, Fi. mi scrive di vederci davanti alla sua agenzia. Ci vado, ancora non sapendo se era per firmare effettivamente il contratto, o perché c’era qualche problema.

Ci stringiamo la mano e mi dice di prendere la sua auto per andare dal notaio. Io che penso che mi avrebbe portato in un campo per picchiarmi e sfilarmi i soldi in contanti. Non è vero, gli Albanesi in questo senso sono molto rispettosi ed è molto sicuro in giro.

Parcheggiamo davanti alla Moschea nella parte vecchia di Valona, F. indica l’ufficio del notaio – allora esiste il notaio! penso – e dice che il contratto è in preparazione, prendiamo un caffè nel frattempo. Gli faccio qualche domanda che avevo in testa, parliamo un po’ del più e del meno, F. per la prima volta quasi sorride, si è rilassato, forse vede la fine di questa transazione. Caro, non puoi capire quanto la voglia finire anche io!

Arriva A., che mi chiede come sto e poi si siede. Chiacchieriamo e stavolta è più rilassato anche A. Mi dice che ci sono stati dei problemini, ma che sto facendo un affare con quella casa. “Now Matteo, quando vuoi rivendere questa casa e guadagnarci? Ti aiutiamo noi!” Ma io sono troppo nervoso per stare al gioco. Magari tra qualche ora, mi dico.

Chiamano A., che va dal notaio e prendere il contratto per me. Mi dice di leggerlo. Indovinate? C’è ancora lo stesso errore sull’indirizzo!! Incredibile, penso. Mando le foto al mio Saul Goodman così che possa leggersi il tutto, e chiedo perché quell’errore sia ancora lì. Prima iniziamo a dirmi che non è importante, poi che non si può cambiare ormai. E io sento la puzza di inculata sempre più vicina. Mi impongo, dico che mi avevano promesso che si potesse fare. Un po’ riluttante, A. torna del notaio per contestare l’errore. Ne frattempo, il mio avvocato esterno conferma che sia tutto ok. Per fortuna che in agenzia mi avevano detto che si sarebbero occupati loro di tutto, e che un avvocato esterno non servisse. “Alla faccia!”, penso.

Mentre la mia testa pensa ancora a dove sia l’inculata, A. torna con il contratto corretto. Rileggo e telefono all’avvocato, che mi da il via libera. Andiamo in ufficio e dentro ci sono tipo 6 persone che devono firmare, non capisco niente di quel che sta succedendo, ma sono tutti nel contratto in qualità di costruttore e partners, e parenti dell’attuale proprietario che sono indicati nel contratto. Sembra un matrimonio, sono tutti eleganti e con abiti sul tono scura, stile albanese. Iniziamo a firmare i contratti in duplice copia che sono dei plichi belli grandi. Mi si sloga quasi il polso. Man mano che firmano, vanno via singolarmente. Prima di entrare avevo dato i 1500 euro a F., la mazzetta per il costruttore, che mi aveva detto che ci avrebbe pensato lui a darglieli, solo dopo la firma del contratto, sapeva lui il momento giusto. In quei momento vai con la corrente, e io gli avevo consegnato il denaro. Vedo scambi di mazzette tra tutti che neanche al casinò, tutto alla luce del sole, davanti al notaio. Penso che i paesi in via di sviluppo sono una figata, ve lo avevo già detto?

Finiamo il tutto e mi consegnano la chiave. Sono proprietario di un appartamento sul mare! Non gioisco perché sono ancora troppo nervoso. Mezz’ora dopo prendiamo l’auto e andiamo a vedere la casa. La chiave funziona, ho il contratto e sembra tutto effettivamente in regola. Che figata i paesi in via di sviluppo!

Comprare casa in Albania: la mia esperienza

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