Che sta succedendo alla vita notturna di Bangkok nel 2017?

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Che sta succedendo alla vita notturna di Bangkok nel 2017?

Aggiornamento Maggio 2017: Bangkok e la sua vita notturna nel 2017 è molto diversa da quella che fu solamente un paio d’anni prima. Il lento e graduale declino dal punto di vista culturale di una metropoli, capitale di un paese, la Thailandia, da sempre famosa per la sua anima festaiola.

 

Ora, dopo la rimozione di gran parte dello streetfood e l’annuncio della chiusura dei locali a mezzanotte per la maggioranza dei locali, rimane ben poco dell’anima giocosa di solo qualche anno prima. Il quartiere dove vivo, Thong Lor, famoso per la vita notturna, i locali, le discoteche, i ristoranti così come le bancherelle di strada, una volta aperte fino a notte fonda, è deserto, la larga strada buiae sinistra appena il traffico comincia a calare un po’.

Una volta c’erano gli stand, le bancarelle, il vociare, i carreti e il colore delle persone a riempire questi impersonali spazi. Camminando da Sukhumvit, la strada principale, sulla sinistra trovavi un furgoncino all’apparenza abbandonato, coperto di graffiti, le ruote bucate e i finestrini coperti. Di notte però riprendeva vita, alimentando uno dei migliori barbeque Isaan della zona: camerieri e cuochi allestivano tavolini sul marciapiede, passanti e aficionados prendevano parte al banchetto con colonna sonora di musica thai originante da un inaspettato impianto sonoro all’interno del suddetto furgoncino. Roba da commuoversi. Fin dal primo giorno rimasi affiscinato dal quel comune denominatore che spingeva i Thai a raggrupparsi e condividere momenti davanti a birrette e whiskey & soda thai style, senza inutili fronzoli. Un paio d’anni dopo e il furgoncino non c’è più, così come il ristorante e la musica.

Di questi giorni è proprio l’ultima notizia, il colpo di grazia che condanna quasi tutti i locali a chiudere a mezzanotte, in una città che ha sempre vissuto di notte, complice il fatto che di giorno è spesso troppo caldo per fare qualsiasi cosa.

L’ordinanza stavolta si rivolge anche alla zona di Khaosan Road, la zona dei backpackers, solitamente eccezione alla regola per attirare turisti. E la mia mente nostalgica ritorna a solo tre anni fa, prima del colpo di stato, quando le strade erano fiumi di gente che festeggiava e beveva dai camioncini Wolkswagen, piccoli e scadenti cocktail bars mobili che servivano buckets di alcohol di pessima qualità a turisti e locals che poi si riversavano nei clubs a ballare fino a mattina, finalmente terminando la serata con qualche spiedino comprato dai banchetti in strada, sempre forniti di snack veloci che battevano di gran lunga gli sterili prodotti dei 7-11, i piccoli supermarket 24 ore della catena giapponese presenti a ogni angolo, tra i pochi a mantenere la licenza 24 or. Nostalgia canaglia o mancanza di libertà? E chi sono io per lamentarmi? Il Thai medio, quello condizionato dai media e dal contesto, non esiterebbe a dirmi “if you don’t like it, go back to your country” (se non ti piace, tornatene a casa), non capendo che forse una critica puo’ anche essere costruttiva, venendo da un differente punto di vista.

Forse la verità è che una motivazione vera non esiste, alla base di tutto la percezione indotta che musica e nightlife siano la causa dell’instabilità della Thailandia, il famoso capro espiatorio che distoglie l’attenzione dalla meno visibile, ma molto più diffusa corruzione dilagante e dalla problematica situazione politica.

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